La sua storia

“Un TAU… impresso in mezzo alla fronte e sul cuore, segno di appartenenza a Dio e di salvezza…”

 

Filippo e il suo “sguardo”

Parlando dello “sguardo” che Filippo aveva sulle cose e sulla vita, è giusto partire dalle sue radici: Antonio e Anna si sono sposati il 13 maggio 1995, giorno della festa della Madonna di Fatima, affidando a Lei la loro vita e la nuova famiglia che nasceva.

I suoi genitori, durante una celebrazione eucaristica, quando ancora era nella pancia della mamma, erano stati colpiti da quanto si diceva dell’apostolo Filippo: era quell’Apostolo che conduceva la gente a Gesù: gli condusse Natanaele e altri che desideravano vederlo. Aveva detto a Gesù: «Mostraci il Padre e ci basta!» Era proprio un suo grande amico e loro volevano che anche il loro bambino diventasse un amico di Gesù come quell’Apostolo, così decisero di chiamarlo Filippo e di metterlo sotto la protezione di quel santo che li aveva affascinati.

Sembrava quasi che avessero “percepito” inconsciamente che sarebbe stato un bambino, perché per una bambina non riuscivano a trovare il nome “più bello”.

Filippo è nato mercoledì 25 settembre 1996 alle ore 14,30, puntuale come un orologio, il giorno stesso in cui scadeva il tempo della gravidanza…Ci viene spontaneo pensare che non potesse rimanere più del necessario nella pancia della mamma, perché doveva “compiere” la sua vita in un tempo più breve di altri.

Fin dal grembo materno i suoi genitori lo hanno affidato a Maria e questo legame lo ha accompagnato per tutti gli anni della sua vita, in un modo molto più evidente negli ultimi mesi.

E’ cresciuto semplice, vivace, a volte innocentemente birichino come ogni bambino; precoce e molto più maturo della sua età, non si è mai accontentato di fermarsi all’apparenza, alle risposte più semplici, ma andava sempre oltre, cercava sempre qualcosa di più. Amava scoprire e imparare, anche se non è stato immune dalla fatica di studiare; amava la musica, che è stata sua compagna per la vita: tutte le sue giornate erano piene di musica, anche per studiare aveva bisogno della “sua compagnia”! A 9 anni ha incominciato a suonare la chitarra classica e dopo meno di tre anni già suonava quella elettrica. A 10 anni ha incominciato anche a giocare a basket, continuando fino a pochi giorni prima della scoperta della malattia, amando questo sport con tutto sé stesso fino in fondo. Amava la sua vita, la sua famiglia, i suoi amici, la natura, le sue meraviglie…e l’amicizia con Dio. Viveva tutto con pienezza, dalle cose più banali a quelle più importanti, e quando in un periodo della sua vita, fra i 9 e gli 11 anni, diceva di annoiarsi, era perché quello che aveva non gli bastava: la sua anima aveva bisogno di qualcosa di più grande e più profondo…lui aveva già uno “sguardo che guardava in alto” e sapeva “vedere” oltre gli orizzonti normali dei bambini e dei ragazzi…e perfino degli adulti! Anche le amicizie le ha vissute con grande intensità, tanto che quando qualcuno gli dava anche solo un piccolo dispiacere, rimaneva molto male! Ma poco dopo era come se non fosse accaduto niente!
Mentre molti ragazzi della sua età preferivano passare il tempo a giocare a computer e a play station, lui preferiva stare fuori a giocare e parlare con i suoi amici, pur amando molto anche giocare, fare ricerche e guardare film e fumetti al pc.

Aveva una fede profonda, ma la viveva con una tale semplicità e normalità, che non si faceva notare, anzi evitava proprio qualunque cosa lo potesse mettere in mostra, per questo motivo non aveva mai voluto suonare la chitarra in chiesa, nonostante le sue capacità e la sua bravura. Solo con l’esperienza della malattia ha cambiato completamente atteggiamento, decidendo di usare le sue doti per accompagnare i canti della messa, ed era lui che spesso aiutava gli altri a suonare o a cantare al meglio. Con i suoi amici e a scuola però non si vergognava di testimoniare la sua amicizia con Dio, semplicemente con il suo modo di essere, di fare, di ascoltare, di pensare, di parlare, di aiutare, di “giudicare” gli argomenti affrontati…
Veramente si è avverato il desiderio che questo figlio fosse amico di Gesù, come l’apostolo del quale porta il nome.

La sua vita è stata “normale” fino al momento in cui è comparsa la malattia.

A gennaio del 2012 gli si tappa all’improvviso un orecchio…primo sintomo che purtroppo è attribuito ad una forte infiammazione, ma nonostante le cure l’orecchio rimane tappato. A fine marzo incomincia ad avere problemi a deglutire e a masticare, perfino la saliva gli andava di traverso: gli era venuta una paresi alla lingua e alla mascella. Aveva già da un po’ mal di testa quasi continuo, ma non ne aveva parlato con nessuno, sicuramente perché non gli dava peso. Non sappiamo cosa Filippo abbia pensato….
Durante la Settimana Santa aveva un torneo di basket: era il 1° torneo organizzato in memoria di Yulian, un ragazzo della sua età, scomparso l’anno prima…una strana coincidenza; il venerdì santo, nonostante le sue condizioni, gioca…la sua ultima partita.

Il Lunedì di Pasqua, a pranzo con zii e cugini, non era il solito Filippo che si divertiva con tutti, era un po’ assente, era serio e pensieroso. I suoi genitori erano molto preoccupati: una paresi a quell’età (aveva 15 anni…) non era certamente niente di buono e avevano subito pensato ad un tumore al cervello.
I giorni seguenti furono una corsa a fare accertamenti, fino alla mattina del 20 aprile 2012, quando venne eseguita la biopsia prelevando del tessuto dal rino-faringe (fra gola e naso) e senza neanche farlo tornare a casa, dopo un paio d’ore di attesa, il tempo necessario per avere i primi risultati, mentre babbo Antonio lo accompagnava a fare colazione, alla mamma fu comunicato che Filippo aveva una malattia tumorale, non al cervello come avevano dubitato, ma al rino-faringe; non era possibile ancora sapere di che tipo di tumore si trattasse (servivano i risultati degli ulteriori approfondimenti della biopsia, ancora da fare) ma subito fu inviato con urgenza all’Ospedale Pediatrico Meyer, al day ospital del reparto di oncoematologia…..”senza passare dal via”! Babbo, mamma e figlio si ritrovarono catapultati in un mondo e in una dimensione sconosciuta, non avevano neanche capito che sarebbe stato ricoverato subito… Comincia così la salita al suo Calvario…

Il viaggio per accompagnarlo in questo ultimo tratto della sua vita è durato più o meno un anno e mezzo: dal 20 aprile 2012, giorno in cui la loro vita è completamente cambiata, stravolta, al 30 ottobre 2013, giorno in cui, tenendolo per mano, babbo e mamma lo hanno consegnato all’Amore di Dio, al quale Filippo si è abbandonato.

In tanti gli sono stati vicini, cominciando dai familiari e dagli amici, ma non solo; e un ruolo “speciale” è stato della zia Myriam (senza nulla togliere agli altri, cominciando dai genitori), che per lui è stata da sempre più sorella e amica che zia.

La prima parte di questo viaggio è fatta dai sei mesi passati più in ospedale che a casa, fra le chemio, le sedute di radioterapia e i ricoveri dovuti alle conseguenze delle terapie, con una sofferenza che non è descrivibile, nutrito per via parenterale (cioè per vena), perché fino al 14 novembre, per sette mesi, Filippo non ha potuto né mangiare né bere…poi di punto in bianco, per quello che lui ha definito “un miracolo”, la sua gola si è sbloccata ed è tornato a deglutire come prima, potendo finalmente di nuovo bere e mangiare come tutti!

Da fine dicembre 2012 a maggio 2013 Filippo ha ripreso a piene mani la sua vita e sembrava che veramente fosse accaduto un grande miracolo! Il tumore, nel suo punto d’origine, era sparito, non c’erano più cellule attive da nessuna parte…così almeno sembrava dai controlli fatti. E lui è tornato a scuola, è tornato ad uscire con i suoi amici, a mangiare una pizza o al cinema, è tornato a vedere le partite di basket della sua squadra, con il desiderio e la certezza di poter tornare presto a giocare.

Durante la messa dell’ultima domenica di maggio, come ringraziamento per aver ottenuto la guarigione di Filippo, fu incoronata la statua della Madonna della Regina della Pace, la loro chiesa, con una corona di rose, bellissimo lavoro artigianale realizzato dalla zia: all’inizio della malattia la mamma aveva promesso che se Filippo fosse guarito, avrebbe donato alla Madonna la corona che le mancava! … Anche “dopo”, quella corona è rimasta come segno e testimonianza, perché Maria è stata veramente “regina” e Mamma nel cuore e nella vita di Filippo.
Dopo due anni da quando era stata posta, la corona purtroppo è stata rubata, lasciando tutti dispiaciuti, ma nonostante questo niente sarà dimenticato di tutto quello che è accaduto in questo tempo.

Quelli trascorsi fra dicembre 2012 e maggio 2013, sono stati dei mesi meravigliosi, nei quali sia i genitori che i familiari e gli amici di Filippo, hanno vissuto la grande gioia di non averlo perso.
Poi sono incominciati i dolori, che all’inizio sembravano effetti collaterali della terapia di mantenimento, ma sono continuati e sono peggiorati, nonostante la sospensione della cura, nonostante gli antidolorifici, nonostante gli oppiacei…finché l’11 luglio 2013 Filippo è rimasto paralizzato dalla vita in giù, le sue gambe si sono fermate e le funzioni più normali … non funzionavano più; il tumore era di nuovo tornato, questa volta molto più aggressivo di prima: era pieno di metastasi, cominciando dalla spina dorsale.

Ecco l’ultima parte del “viaggio”, certamente la più dolorosa, ma anche la più straordinaria.

Filippo ha vissuto tutta la sua malattia, dall’inizio alla fine, anche nei momenti di maggiore sofferenza, senza mai lamentarsi; in quell’anno e mezzo non è stato risparmiato da dubbi, rabbia e paura, ma ha vissuto tutto, affidandosi a Dio, anche “urlando” a Lui: solo un paio di volte, una nella prima parte della malattia e una nella seconda, ha pianto e urlato a  Dio, ma era la sua preghiera, una richiesta straziante di risposte, nei momenti in cui veramente la prova è stata più pesante ed avrebbe potuto schiacciare la sua anima, ma così non è stato. Nonostante tutto questo, era sempre incredibilmente sorridente ed il suo sguardo trasmetteva una forza e una voglia di vivere straordinarie!

Pochi giorni prima di morire espresse il desiderio di andare a Lourdes; si fece di tutto per trovare il modo di portarcelo, ma non fu  possibile realizzare questo suo desiderio, perché il suo stato di salute ebbe un repentino peggioramento e ormai stava troppo male; la mamma, come “alternativa”, gli  propose un pellegrinaggio al Santuario di Collevalenza, il santuario dell’Amore Misericordioso fondato dalla beata Speranza di Gesù, per la vicinanza e la possibilità di andare e tornare nel giro di poche ore, e Filippo accolse volentieri questa proposta.

Il pellegrinaggio si svolse tutto nell’arco di mezza giornata, giovedì 24 ottobre 2013. Un viaggio in ambulanza durato più di tre ore, durante il quale Filippo ascoltò la storia del Santuario, pregò insieme alla mamma e ai volontari che lo accompagnavano. Al Santuario dell’Amore Misericordioso partecipò alla Liturgia delle acque, in preparazione al bagno nelle piscine,  durante la quale rinnovò le promesse battesimali. Poi, aiutato dal babbo e dai suoi accompagnatori, fece il bagno nella piscina per disabili. Infine partecipò alla messa e lì ricevette, per l’ultima volta, l’Eucarestia. In serata il rientro a casa. Come è stato faticoso per lui quel pellegrinaggio! Ma l’ha desiderato e voluto e con la stessa forza l’ha fatto. E’ stata la sua preparazione al Paradiso.

Mercoledì 30 ottobre 2013, alle ore 13.00, Filippo si addormenta per sempre.

Nell’istante stesso in cui dà il suo ultimo respiro, la deformità che la malattia aveva portato sul suo volto scompare e il suo viso, pur rimanendo segnato e cambiato dalla lunga sofferenza, si  trasfigura nel volto di un giovane uomo, che trasmette serenità con il suo “solito” sorriso.

Questa è una storia fatta d’Amore: l’Amore che non ha confini né di Tempo, né di Spazio, né di Luogo,  perché nasce e vive nell’Eternità.

E qui veramente si può parlare di miracolo: non c’è stato quello che tutti speravano, quello della guarigione fisica di Filippo, ma c’è stato qualcosa di molto più grande!

Fin dalle prime avvisaglie della malattia i genitori avevano chiesto preghiere. All’inizio solo alle persone più vicine, poi, una volta avuta la diagnosi di tumore, hanno chiesto a tutti di pregare per lui ed è accaduto il primo miracolo: con uno straordinario “passaparola” la preghiera per la sua guarigione si è spanta, come un cerchio nell’acqua, ed è arrivata in posti, paesi e santuari lontani di tutto il mondo! Non è esagerato affermare che è divenuta una preghiera “universale”, come una “rete” che ha avvolto il globo intero o quasi! In tanti hanno ripreso a pregare e si sono riavvicinati a Dio grazie a Filippo, ricevendo la “grazia” della conversione; tanti, senza magari neanche averlo conosciuto di persona, si sono sentiti e si sentono accompagnati e guidati da lui, soprattutto in momenti di difficoltà fisica o spirituale.

Filippo stesso è stato il miracolo: la sua umanità e la sua fede sono cresciute e diventate grandi insieme a lui, silenziosamente, nella “normalità” di ogni giorno, senza mai farsi notare, fino a quando non è comparsa la malattia e lui ha compiuto il suo cammino, umano e spirituale, arrivando ad affidarsi e abbandonarsi completamente a Dio ed al suo Amore, senza paura, svelando la bellezza della sua anima pura: così ha “rinunciato” ai suoi bei capelli lunghi, a suonare la chitarra, a camminare e a correre con le sue gambe, a giocare a basket ed infine a “vivere”, pur non avendo mai smesso fino in fondo di amare con tutto sé stesso la vita, di sperare di poter tornare a fare tutte queste cose e di credere che “nulla è impossibile a Dio”! Ha dimenticato sé stesso pensando più agli altri: ai bambini malati come lui che “stanno peggio” (lettera del 22 agosto 2013) e ai suoi cari, cercando di proteggerli dal suo dolore e dalle sue paure.

Negli ultimi giorni della sua vita, dice la mamma, “è come se i miei occhi si fossero aperti ed ho visto mio figlio nella sua piena luce: un’anima grande e bella che stava finalmente per vedere il Volto di Dio!”

Tutta la sua vita è stata accompagnata da Maria, che gli è rimasta accanto fino alla fine, perché lui l’ha pregata e invocata fino alla fine.

Nei mesi successivi alla sua morte sono accaduti fatti e “coincidenze” che in qualche modo hanno guidato gli avvenimenti ed è così nata anche l’Associazione in suo nome, che continua, attraverso i suoi membri, amici e soci, quello che lui aveva cominciato.

“Con lo sguardo di Filippo” infatti, insieme a coloro che in qualche modo incontrerà lungo il cammino, vuole guardare la vita e tutto ciò che ne fa parte, come la guardava lui, con uno sguardo di Fede limpida e di Libertà: lo stesso che gli ha permesso di essere sempre un giovane “uomo” di Pace ed “accogliere” ogni persona con profondo rispetto senza distinzioni; lo stesso che lo ha reso capace di accogliere con animo libero ogni avvenimento ed ogni avversità come “una sfida che Dio ci pone e in base a come noi la viviamo, Lui prepara la nostra ricompensa” (lettera di Filippo del gennaio 2013); lo stesso che gli ha permesso di guardare e vedere oltre la malattia, oltre il dolore e oltre la morte con Speranza, trovando anche in quello un “aspetto positivo”.

“Ama la vita così com’è”  

                (Santa Madre Teresa di Calcutta)

Ama la vita così com’è.

Amala pienamente, senza pretese; amala quando ti amano o quando ti odiano, amala quando nessuno ti capisce, o quando tutti ti comprendono.

Amala quando tutti ti abbandonano, o quando ti esaltano come un re. Amala quando ti rubano tutto o quando te lo regalano. Amala quando ha senso o quando sembra non averlo nemmeno un po’.

Amala nella felicità o nella solitudine assoluta. Amala quando sei forte, o quando hai una montagna di coraggio. Amala non soltanto per i grandi piaceri e le enormi soddisfazioni; amala anche per le piccolissime gioie.

Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe, amala anche se non è come la vorresti. Amala ogni volta che nasci ed ogni volta che stai per morire.

Ma non amare mai senza amore. Non vivere mai senza vita!