Testimonianze sulla sua vita

“Perché tutto è un dono, ogni attimo di pioggia, quell’istante di luce, un soffio di vento, ogni respiro, un minuto di vita”

Valentina M.

Mi è stato chiesto di scrivere due parole su Filippo: ho pensato tanti giorni cosa scrivere.
Nonostante sia “una vita” che frequento la parrocchia ho un vago ricordo di Filippo, non ho grandi cose da raccontare… solo il grande sorriso che mi ha rivolto la settimana prima di salire al Cielo.
Ero andata a casa di Filippo con la Misericordia per accompagnarlo al santuario di Collevalenza, e solo la sera prima avevo saputo che il servizio prenotato riguardava Filippo,mentre lui e la sua famiglia non sapevano niente del fatto che andavo anche io.
Mi sono ritrovata davanti alla porta di casa loro e appena hanno saputo che una volontaria della Misericordia era una persona che conoscevano da tanto tempo in parrocchia, ho sentito la gioia di tutti loro, Filippo si è girato verso la porta di ingresso per sorridermi e salutarmi per primo.
Nella sua sofferenza aveva la forza di sorridermi, di gioire della mia presenza.
Avevo da fare quel giorno, ma sono contenta di aver dato la mia disponibilità per accompagnare “un bambino” (come mi era stato detto per telefono due giorni prima)…..
Sono contenta di aver visto il sorriso di Filippo e della sua grande famiglia.

 

Niccolò F.

….Filippo è stato quel ragazzo che dopo infinite chemio e radio, alla domanda “cosa più ti ha sconvolto del tuo percorso in ospedale?” ha risposto  “il clistere”. Ci ricorderemo sempre di Pippo seduto a quel banco, a discutere e a scherzare con tutti, con la determinazione che nessuno aveva, con quella voglia di imparare e crescere che pochi hanno. Discuteva con tutti per qualsiasi cosa non gli andasse a genio, non si faceva problemi a esprimere le sue opinioni in ogni situazione, a volte anche in modo irriverente, ma bastava un attimo e Pippo era già li a scusarsi. La sua semplicità era da ammirare, anche nel suo modo di vestire che rispecchiava la sua personalità: portava subito a pensare e chiedersi che tipo di ragazzo fosse e quale fosse il suo carattere. Mai a fermarsi all’apparenza del suo essere, e questo in Filippo non è mai cambiato. Sarà sempre la persona che prenderemo come esempio, era un piccolo grande uomo.

 

Andrea C.

Spero che questo messaggio ti arrivi…
Sembrava solo ieri quando venimmo a trovarti con una punta di sollievo perché eri finalmente a casa (come casa non intendo solo il luogo fisico, ma quello dove tutte le persone che ti volevano e ti vogliono bene ti aspettavano). Nelle foto si sorride tutti per farle venire bene, e perché rappresentino un bel ricordo, ma quei sorrisi, quel sorriso, quello era vero. Tutti, noi..i tuoi amici, i tuoi genitori, parenti, conoscenti, tutti aspettavamo che tornassi in piena forma per condividere i tuoi giorni con noi, per renderci partecipi di ciò che hai passato dimostrando la tua enorme forza di volontà e la capacità di non arrendersi mai, anche di fronte ai muri e agli ostacoli più alti. Ci hai insegnato tanto, e tanto continuerai a insegnarci. Ogni ricordo riaffiora secondo dopo secondo, portando alla luce giorni passati insieme che non pensavo neanche di ricordare..così ho pensato che forse sei proprio tu a farmici pensare, e lì scendono goccioloni di lacrime; io non sono forte come te, io so che anche con tutta la volontà del mondo non ce l’avrei fatta, ma tu, tu hai lottato fino alla fine. Per questo ti ricorderò sempre. Staremo sempre insieme, io ti starò accanto col cuore, e tu con le mille cose che mi hai insegnato. Ti devo molto, tutti noi ti dobbiamo molto, ragazzi con un cuore come il tuo si contano sulle dita di una mano, e io ho avuto la fortuna di averti accanto. Grazie di tutto, ti voglio bene!

 

Carlo P.

Pensando a cosa mi ha lasciato Filippo, mi viene in mente la storia di Virginia che grazie a Filippo ha trovato il coraggio che non pensava di avere, il coraggio di andare a trovare Filippo nella sua cappellina. Mi viene in mente questa storia  perché mi ha fatto pensare che anch’io grazie a Filippo ho trovato un coraggio che non pensavo di avere. A differenza di Virginia però, io non ho trovato questo coraggio alla fine del percorso di Filippo ma all’inizio, quando si era appena ammalato la prima volta, il giorno in cui con alcuni ragazzi siamo andati a trovarlo al Meyer. Quel giorno ero preoccupato, perché non avevo mai parlato con una persona colpita da un male così grande che fosse anche un amico. Non ero mai stato colpito così da vicino da questa situazione; certo avevo saputo da amici che avevano perso persone a loro care per questo stesso male, avevo conosciuto persone che erano state colpite da questo male (o comunque da altri mali devastanti), ma per me erano situazioni lontane. Stavolta era diverso, la cosa mi colpiva direttamente perché Filippo era mio amico, e io avevo paura di farmi vincere dal terrore che questa malattia getta sulle persone e di incominciare a trattare Filippo non per la persona che era, ma come un caso clinico, o peggio di tenere un comportamento spavaldo e irrispettoso per mascherare la preoccupazione. Mentre mi dirigevo con gli altri ragazzi verso il Meyer mi sono più volte sorpreso a pensare che avrei voluto arrivare direttamente alla fine della giornata. Così il dolore  di trovare Filippo sarebbe stato già alle spalle (mi dicevo). Ero terrorizzato dal fatto di passare un’ora in un silenzio imbarazzante, senza sapere cosa dire ad un amico che stava soffrendo in un modo che non potevo neanche immaginare. Eppure qualcosa mi ha detto che dovevo almeno provare a vivere quell’occasione come un incontro con un amico e non come un doloroso faccia a faccia forzato con un male terribile. Per questo mentre aspettavo nella hall che Anna venisse a chiamarci per entrare, ho fatto mente locale e mi sono rivolto a Dio chiedendogli di darmi la serenità che non riuscivo ad avere e dopo poco mi sono sentito più calmo e mi sono reso conto  che tutta la mia paura e tutta la mia preoccupazione erano più per un forte timore del male che colpiva Filippo, che per la paura di mancare di rispetto a Filippo e a chi soffriva per lui e con lui. Per questo mi sono detto che dovevo stare calmo e che se davvero volevo rispettare Filippo, dovevo trattarlo come avevo sempre fatto, per fargli sapere che quella era una visita ad un amico che purtroppo stava male, non un incontro dovuto con una persona resa “strana” ed “estranea” dalla malattia. Quando poi ho visto Filippo sono rimasto colpito dal suo aspetto (mi faceva strano vederlo senza capelli, perché ero abituato a vederlo coi capelli lunghi), ma questo non ha minato affatto la mia tranquillità. Alla fine si è rivelata una bella giornata, perché quell’ora è stata di fatto l’ora dell’incontro dei giovani che teniamo ogni settimana, con noi tutti insieme a parlare di tante cose, con l’unica differenza che eravamo al Meyer invece che alla chiesa. Una cosa che mi ha fatto molto piacere è che rideva e rispondeva a tono alle mie battute facendomi veramente sentire in presenza di un amico e non in un luogo pesante dove quelle battute sarebbero risultate fuori luogo e indelicate. La cosa che ancora oggi più mi fa sorridere è che ad un certo punto mi ha “cazziato” perché non gli piaceva il mio manga preferito. Alla luce di questo episodio non posso che ringraziare Filippo per avermi dato l’occasione e il coraggio di confrontarmi con lui come un amico nonostante la paura che il suo male mi incuteva. Filippo, ora che sei sicuramente tra  i Santi di Dio continua a dare a me e alle altre persone della parrocchia questo coraggio che ci hai ispirato nel periodo che sei stato con noi, perché ne abbiamo tanto bisogno. Pregherò per te.

 

Melissa

Assurdo pensare quanto una persona possa rimanerti incollata dentro a distanza di tempo, assurdo pensare che solo sette anni fa ti conobbi a scuola, sempre stati insieme; sai conservo ancora tutti i bigliettini che ci mandavamo durante le lezioni, tanto non ci beccava mai nessuno, un bigliettino in particolare, lo fisso da quando ho saputo dell’accaduto: “grazie per esserci stata ti voglio bene”. Non eri tu a dovermi dire grazie, ma lo sai, mi conoscevi bene, io parlo a fatica, non sono molto brava ad esternare ciò che penso.
Quando me lo hanno detto non volevo crederci, non era reale, e sinceramente, mi ostino ancora a credere che non sia così … sono passati due giorni … il giorno dopo la tua scomparsa ci siamo riuniti ai giardini sotto casa tua, suonavamo la tua chitarra, amavi veramente tanto quella chitarra, amavi deliziarci con le canzoni. Quando una persona se ne va, istintivamente pensi a tutto ciò che hai fatto di giusto, e a ciò che hai fatto di sbagliato … Era dura vero? Continuare a lottare contro una cosa più grande di te. Era dura … ma tu in un primo momento ci sei riuscito, affrontavi tutto con un sorriso, come hai sempre fatto, avevi sempre quel sorriso stampato in faccia, avevi così tanta voglia di rendere felici altre persone.
Parlammo tanto, mi raccontasti tutti i momenti che avevi superato, e ne andavi fiero di te. Anche io lo ero, e non te l’ho mai detto … per quanto ho potuto ti sono stata vicina e ho cercato di esserci veramente, forse questa è una delle cose di cui mi pento di non aver fatto, esattamente come mi pento di non averti abbracciato di più, di non averti detto quanto bene realmente io ti volessi.
Fa male, sono passati solo due giorni, e ti giuro che sapere che non sei qui, mi da noia … avevo ancora tante altre cose da raccontarti e avevi ancora tanto da passare nella tua vita.
Le parole vengono a fatica, tra un singhiozzo e l’altro, tra una lacrima e l’altra, l’unica cosa che mi rasserena è che ora hai smesso. Hai smesso di lottare contro una cosa più grande di te, hai smesso di soffrire, e ora sei lassù ,felice, a guardarci e sono sicura che tu non vuoi vederci così addolorati, tu vuoi ricordarci col sorriso, e forse sarebbe meglio anche per noi ricordarti col sorriso. Hai smesso di lottare ma sei un eroe. Affrontare tutto a diciassette anni è la cosa peggiore che ci possa essere, hai affrontato tutto con il sorriso, avevi tanta di quella speranza, sei un piccolo eroe, il nostro eroe che ora ci guarda da lassù.
Ogni tanto però torna, in qualche capolino del sole in un giorno piovoso, torna a farci sapere che stai bene, che lassù è molto meglio che qui, torna ogni tanto a dirci che anche tu, esattamente come noi, sei fiero di come stiamo reagendo noi, torna ogni tanto, in qualsiasi cosa, anche la più stupida, anche perché non lo è, ci sei tu e stupida non lo è a prescindere.
Adesso è il momento di fare i conti con la realtà, con la tua assenza talvolta molto più presente della tua presenza stessa. Adesso è il momento di stare con il naso all’insù e di guardarti nel riflesso della luna o nelle stelle, adesso è il momento in cui dobbiamo essere forti per te senza mai arrenderci.
Sei un esempio. Sei un esempio da seguire perché non è alla portata di tutti passare ciò che hai passato tu. Sei un esempio che ognuno di noi dovrebbe avere con sé.
Adesso sei lassù, divertiti, insieme a tutti i grandi della musica che amavi, sei lì hai smesso di soffrire e ora ci sorridi. Resterai sempre con noi, in ogni momento, in ogni attimo, sarai sempre un pezzo importante, un esemplare di maestoso coraggio, amore, e voglia di vivere. Mancherai tanto, ma ti sentiremo sempre più vicino. Proteggici da lassù e ogni tanto mandacela una buona!
Ciao Piccino.
F di Fiducia
F di Forza
F di Filippo
Ti voglio bene        Meli

 

Ilaria T.

30.10.2015
In questa mattina il tempo si dilata e i ricordi riemergono ancora chiari e definiti nonostante siano passati già 2 anni… la rabbia e il dolore… il senso di ingiustizia… l’impotenza davanti a una cosa così grande.
Poi il tempo scorre e ti cambia per sempre. Ti senti accompagnata in ogni passo, in ogni scelta, in ogni prova che non pensavi di superare. Solo adesso a distanza di due anni inizio a capire cosa mi hai sempre indicato. E sento che sei accanto a me in ogni prova e in ogni tappa di questo viaggio. Come ho sempre pensato da quando ho iniziato te sei la mente (perché diciamocelo io di materie scientifiche c’ho sempre capito poco) e io il braccio. Grazie.

Ti voglio bene Pippo